La nostra storia
Quarantacinque anni al banco. Da una piccola officina in cantina a un'artigiana richiesta a livello internazionale, senza mai cambiare il modo di lavorare.
Il mestiere
Ho cominciato a vent'anni. Oggi ne ho sessantacinque.
Sono quarantacinque anni che lavoro il metallo, e non è mai stato un passatempo: è la cosa che ho sempre saputo fare meglio. Il peso di un pezzo tra le dita, il punto esatto in cui una curva smette di essere goffa e diventa giusta — sono cose che non si imparano in un corso. Si imparano stando al banco per decenni.
A quarantacinque anni ho divorziato
È stato un periodo duro e non ho intenzione di raccontarlo qui. Dico solo la parte che conta: quello che mi ha rimessa in piedi è stato tornare a lavorare.
L'artigianato ha una qualità che nessuno ti spiega finché non ne hai bisogno. Richiede attenzione, tutta quanta, e nel momento in cui gliela dai prende il posto di tutto il resto. Non è una consolazione: è un lavoro che ti obbliga a esserci.
Ho ricominciato dalle mani. E le mani sapevano ancora esattamente cosa fare.
All'inizio erano regali
I pezzi li facevo per chi mi stava intorno. Mia sorella, le amiche, le cugine in Svizzera, i parenti in Argentina — una parte della mia famiglia è emigrata lì da tempo, e i pacchi hanno sempre viaggiato in entrambe le direzioni.
Poi è uscito di casa da solo
Un regalo lo ricevi, ringrazi, e finisce lì. Nessuno ti chiede di rifarne un altro, e poi un altro ancora.
Mia cugina invece ha portato lo stesso bracciale tutti i giorni per due anni, e poi me ne ha chiesto un secondo. Non c'è recensione che valga quello.
Poi ha cominciato a scrivermi gente che non avevo mai visto, per avere un pezzo come quello di un'amica. Lì ha smesso di essere una cosa tra parenti.
E i miei pezzi avevano ormai visto più posti di quanti ne avessi visti io. Tenerli in un giro di venti persone era uno spreco.
Così ho deciso di venderli, e di renderli disponibili a chiunque — non solo a chi aveva la fortuna di conoscermi.
Dalla cantina al resto del mondo
L'officina è rimasta quella: un banco, le lime, la luce che entra dalla finestra nel pomeriggio. È cambiato soltanto dove arrivano i pezzi.
Oggi Trevani spedisce in posti che su una cartina non saprei indicare. Ma il gesto è identico a quello dei primi pacchi per l'Argentina: qualcuno apre una scatola, e dentro trova una cosa fatta bene.
Cosa cerco in un pezzo
Non il minimal uguale a tutti. Non il prezioso che tieni nel cassetto e metti due volte l'anno.
Una forma piena, un peso vero tra le dita, un dettaglio che si nota solo da vicino. E che si possa tenere addosso sempre — sotto la doccia, in palestra, al mare — senza doverci pensare.
Il gioiello più importante è quello che scegli per te.
— Cinzia, fondatrice
Acciaio inossidabile 316L con finitura PVD. Il PVD non è una doratura che si consuma: è un rivestimento applicato sottovuoto, legato al metallo. Per questo il colore resta dov'è e non lascia l'alone verde.
Non è oro, e non lo chiamiamo oro. È acciaio con una finitura che dura.

